giulio salierno

Giulio Salierno

Attivista del Movimento Sociale Italiano a partire dalla fine degli anni quaranta nella sezione di Colle Oppio, e allievo di Julius Evola, diciottenne fu condannato a trent’anni di reclusione per omicidio a scopo di rapina nel corso di un banale diverbio, dove uccide un ragazzo che ha resistito al furto della sua auto nel quartiere di Roma EUR nel 1953. Riparò nella Legione Straniera in Africa, più tardi arrestato dai francesi e consegnato all'Interpol nel 1955, passò 13 anni in carcere, nelle prigioni francesi ed algerine e, estradato, in Italia, dove avviò sul percorso di una nuova coscienza politica per arrivare all'abiura del fascismo e alla grazia concessagli nel 1968[2] dal presidente Saragat. Durante il periodo passato in carcere si dedicò allo studio ed alla lotta con gli altri detenuti, avvicinandosi ai testi del marxismo e cambiando radicalmente la propria collocazione politica simpatizzando prima per la sinistra extra-parlamentare e poi per Rifondazione comunista e sviluppando una grande passione per lo studio dei testi filosofici e sociologici. Assieme a Franco Basaglia, conduce la battaglia contro le istituzioni manicomiali e totali, e, con altri esponenti politici, tra cui Umberto Terracini, promuove la riforma del sistema carcerario. Ha collaborato con l'E.N.I. alla realizzazione di una banca dati macroeconomica e diretto, per l'Ente, un'imponente ricerca sui Paesi del Sahel. Ha realizzato per la Rai Tv Italiana sei originali radiofonici. Nel 1971 scrive con Aldo Ricci una inchiesta sulle carceri italiane che resterà un punto di riferimento nella sociologia della pena in Italia, fino a valergli, caso raro in Italia, la cattedra di Sociologia per meriti insigni[senza fonte], che gli apre la porta alle collaborazioni con le università italiane, diventando sociologo di fama ed uno dei principali studiosi dell'emarginazione sociale. Dopo collaborazioni con l'Università di Trento, Roma e Firenze, dal 1983 al 1986 insegna "Controllo sociale e nuove tecnologie" presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Sassari. Dal 2000 al 2006 insegna Sociologia generale presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Teramo e collabora con il CNR.

La sociologia carceraria

La sociologia dell'universo carcerario verte sui capisaldi dell'antiautoritarismo e della critica delle istituzioni repressive. Il tema centrale del suo pensiero si basa sulla pericolosità del sistema carcerario segregante rispetto alla vita sociale, che proprio per queste sue caratteristiche, può divenire esso stesso un volano di violenza e di produzione di un'umanità patologica. Quindi per recuperare e risocializzare i detenuti occorrono altri luoghi, contesti e modalità di intervento. La critica formulata da Salierno è molto precisa e riguarda la durata eccessiva dei processi, le leggi sugli stupefacenti e sulla immigrazione, dato che le carceri sono affollate di tossicodipendenti e stranieri, la necessità di ristrutturare le periferie urbane e di sconfiggere la piaga della disoccupazione.