giulio salierno

Giulio Salierno

E' morto ieri improvvisamente nella sua abitazione a Roma Giulio Salierno. Aveva 71 anni. Scompare una delle più singolari personalità della cultura italiana, uno scrittore e sociologo giunto agli studi attraverso una dura esperienza personale.

Un passato da neofascita, da legionario, aveva conosciuto anche le prigioni francesi ed algerine, vivendo al fianco dei condannati a morte; poi l'estradizione in Italia, l'inizio di una tormentata conquista di una nuova coscienza sociale e politica, l'abiura del fascismo e infine la grazia, nel 1968, per avviare una carriera tutta dedicata allo studio delle problematiche della devianza e del carcere.

I funerali laici si svolgeranno domani alle 10 all'associazione Esquilino, in via Galilei 53, a poca distanza dalla sua abitazione, a piazza Vittorio. Difficile immaginare che Giulio Saliemo non sia più con noi. Difficile per chi è cresciuto avendolo sempre pre­sente, con i suoi scritti e il suo impegno pubblico, scientifico e militante; difficile per chi ne ab­bia conosciuta la vitalità pro­rompente, quella vitalità  che forse - alla fine - gli è stata fatale.

Una storia romanzesca, la sua Giulio ne era consapevole, e forse anche orgoglioso. Non a caso l'autobiografia è una cifra del suo racconto del mondo, a partire da quella del "picchiatore fascista" fino a quella che descrive i perso­naggi "fuori margine" che popo­lano le nostre galere. La memoria, che quella passio­ne autobiografica nutriva, si scio­glieva nel suo parlare inarrestabi­le, prima, durante e dopo quelle trasmissioni di seconda serata, in una tv locale dell'hinterland capi­tolino, nelle quali ci piaceva fare il filo diretto con spettatori assai meno indulgenti di noi sulla de­vianza e i criminali.

E inevitabil­mente il discorso tornava alla sua militanza nella destra rivoluzio­naria, alla fuga in Africa, alla Legio­ne straniera, alle carceri algerine e a quelle italiane, luoghi di vita e poi oggetti di studio, secondo un con­tinuum che solo la passione poli­tica sa spiegare, quella passione che in galera gli fa scoprire un altro modo di vedere le cose e lo fa ap­prodare prima alla sinistra extra­parlamentare e poi a Rifondazio­ne comunista.

Da1 1968 era fuori dal carcere e nel 1971 scrive con Aldo Ricci quell'inchiesta sulle carceri ita­liane che resterà una pietra mi bare nella sociologia della pena il Italia, fino a valergli - unico in Ita­lia, teneva a ricordare - la catte­dra di Sociologia per meriti insi­gni. Ma dei meriti insigni credo non gli interessasse gran che. Gli piaceva parlare, raccontare, spiegare, contestare, e allora una cattedra universitaria (che pure non ha mai abbandonata, in quel di Teramo) vai quanto una sezione di partito, uno studio te­levisivo o un tavolo d'osteria.

Per noi d'Antigone, lui, il suo lavoro, il suo impegno, sono stati un punto di riferimento. E forse alla fine ha avuto ragione lui: an­che quando la passione ci spin­ge a cercare qui e ora ciò che può essere fatto per rendere il carce­re un po' meno disumano, la giu­stizia un po' più equanime, non possiamo abbandonare il disin­canto e lo scetticismo che la du­ra realtà delle cose ogni giorno ci sbatte in faccia Era questo il ro­vello dei suoi ultimi scritti carce­rari. Cercheremo di farne tesoro.

La sociologia carceraria

La sociologia dell'universo carcerario verte sui capisaldi dell'antiautoritarismo e della critica delle istituzioni repressive. Il tema centrale del suo pensiero si basa sulla pericolosità del sistema carcerario segregante rispetto alla vita sociale, che proprio per queste sue caratteristiche, può divenire esso stesso un volano di violenza e di produzione di un'umanità patologica. Quindi per recuperare e risocializzare i detenuti occorrono altri luoghi, contesti e modalità di intervento. La critica formulata da Salierno è molto precisa e riguarda la durata eccessiva dei processi, le leggi sugli stupefacenti e sulla immigrazione, dato che le carceri sono affollate di tossicodipendenti e stranieri, la necessità di ristrutturare le periferie urbane e di sconfiggere la piaga della disoccupazione.